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Non è
certamente una novità che i film di Anderson basati su
Resident Evil non abbiano molto da spartire con la serie di
videogiochi della Capcom e questo quarto episodio non fa
certo eccezione. La presenza di personaggi della serie
videoludica quali Chris e Claire Redfield, Albert Wesker e
parecchi riferimenti all'ultimo capitolo uscito per Xbox 360
e PS3 (Resident Evil 5) non sono elementi che migliorano la
qualità del film, come potrebbe sembrare ad una prima
analisi, ma anzi lo rendono ancor meno credibile degli altri
tre.

La storia
riprende dal punto in cui era stata interrotta: Alice e i
suoi assurdi cloni raggiungono la base giapponese
dell'Umbrella, nella quale si trovano faccia a faccia con il
suo presidente (?), Wesker, il quale sottrae alla donna
bionica i poteri che la rendevano invincibile per
trasformarla in una persona "normale". In seguito a questo
episodio, Alice si mette alla ricerca di Arcadia, la
misteriosa città che promette salvezza ai sopravvissuti, e
dei sopravvissuti fuggiti in elicottero, tra i quali c'è
Claire Redfield. In un crescendo di azione e colpi di scena
(alcuni dei quali davvero delle forzature assurde) la verità
che viene a galla è che Arcadia è una nave dell'Umbrella
che, spacciandosi per ancora di salvezza, cattura i
superstiti per soggiogarli o utilizzarli per altri
esperimenti... e il suo comandante è Albert Wesker.

L'impatto
visivo e la fotografia del film sono buoni, così come la
colonna sonora del film, e anche la caratterizzazione dei
personaggi originali non è del tutto malvagia, prima fra
tutte quella di Alice che, tornata senza superpoteri,
acquista maggiore umanità, nonostante le solite scene
d'azione assurde e quasi inguardabili (la sequenza nella
quale colpisce un vetro con cui uccide un incrocio tra un
Cerberus e un Adjule è qualcosa di veramente risibile).
Dall'altro lato troviamo invece i personaggi tratti del
videogioco, i fratelli Redfield e Albert Wesker. Nulla da
eccepire sull'interpretazione degli attori: ma il contesto
in cui si muovono fa acqua da tutte le parti. Claire
Redfield soggiogata dal congegno con cui il Wesker vero
(quello di Resident Evil 5) aveva soggiogato Jill Valentine
nel gioco non è credibile, così come non è credibile che
proprio suo fratello Chris si trovi esattamente nel luogo in
cui Alice e Claire trovano qualche sopravvissuto; Albert
Wesker, rappresentato come presidente dell'Umbrella, viene
mostrato come sotto l'effetto del T-virus e con in corpo Las
Plagas, che esce dalla sua bocca in stile Majini o, se
vogliamo almeno noi usare un po' di coerenza, in stile
Osmund Saddler. E' proprio su Albert Wesker che il film
dimostra di non avere la più pallida idea su dove andare a
parare, riproponendo di pari passo alcune sequenze non
liberamente tratte dal videogioco ma esattamente copiate in
ogni suo fotogramma e dialogo. Il combattimento tra Wesker e
i fratelli Redfield è la copia esatta di quello tra Wesker e
Crhir e Sheva Alomar visto nel videogioco, con tanto di
battuta iniziale di Wesker sulla "family reunion" (battuta
che ha un senso nel videogioco, ma nessuno nel film, in
quanto chi non conosce il videogioco non può sapere che in
passato Wesker ha avuto a che fare sia con Chris - erano
entrambi membri della stessa squadra S.T.A.R.S. - che con
Claire - incontrata e malmenata nel Code: Veronica). Non è
inoltre possibile passare sopra a due delle più grosse
cavolate dell'intero film, se non dell'intera serie di film:
Wesker colpito con un coltello in testa da Alice, colpo
sferrato con la velocità e l'energia di un bradipo
addormentato e non evitato da Wesker, quando pochi secondi
prima evitava addirittura i proiettili di due pistole e
compiva evoluzioni degne del signor Anderson (quello di
Matrix, non il marito di Milla); la liberazione dei fratelli
Redfield dalle capsule in cui erano stati imprigionati:
Alice utilizza un congegno elettronico nel quale i due
malcapitati compaiono in fotografia esattamente com'erano
pochi secondi prima... chi ha scattato le loro foto?

E' difficile
passare sopra anche sulla presenza del Majini boia, che è
una creatura completamente fuori luogo in una città, seppur
riprodotto fedelmente in base a quanto visto in Resident
Evil 5, ma è meglio soprassedere, dal momento che i richiami
di Anderson al gioco sono stati utilizzati semplicemente per
richiamare l'audience dei ragazzini che hanno scoperto
Resident Evil solo al cinema o solo con l'ultimo capitolo
videoludico. La stessa introduzione del 3D, oltre a seguire
la moda ormai imperante, non serve al film ma serve solo a
coprire con effetti scpeciali le magagne di una trama
inesistente e i falsi collegamenti alla storia originale,
che si risolvono in enormi storpiature e rimescolamenti
assurdi fini a se stessi.

Resident Evil
Afterlife resta dunque al livello dei predecessori, forse
qualche gradini più sotto se rapportato alla trama originale
di Resident Evil, alla quale resta aggrappato con le unghie
come alibi per occultare la pochezza globale della
pellicola. Neppure la presenza di Jill Valentine soggiogata
nella scena finale può salvarlo da una valutazione
sufficiente, ma anzi, è la prova lampante di quanto scritto
in questo commento. Speriamo solo che Anderson e la Jovovich
la smettano di andare avanti con questa serie di film (cosa
difficile, visti gli incassi) e che si produca un film degno
di essere intitolato Resident Evil.
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