Uscito quasi in sordina nell'ormai lontano
1996 e in seguito rilanciato dal successo planetario di Resident
Evil 2, Resident Evil è tutt'ora considerato il vero capostipite
del survival horror, sebbene tutti possono trovarsi concordi che
Alone in The Dark, uscito qualche tempo prima, possedeva già le
caratteristiche di un genere che di li a breve tempo sarebbe
esploso e in seguito sarebbe stato imitato da parecchie software
house di videogames. Creato dal videogame designer Shinji Mikami
sulla base di un videogame Capcom pubblicato per Famicon dal
titolo Sweet Home - che già presentava i protagonisti
intrappolati in una villa infestata i caricamenti con le porte
come uniche protagoniste sullo schermo, il titolo è un'avventura
horror in 3D su fondali prerederizzati che presenta al giocatore
un'atmosfera pesante, cupa, carica di tensione che addirittura
esplode in certi momenti del gioco, provocando nel giocatore dei
veri e propri balzi sulla sedia (o sul divano). Un'altra
influenza ricevuta dal titolo sono senza alcun dubbio i film
sugli zombie di George A. Romero. Gli ingredienti per un
grandioso successo c'erano tutti: un'enorme villa misteriosa in
cui muoversi risolvendo enigmi, creature agghiaccianti pronte ad
aggredire il giocatore dietro ogni angolo, scarsa disponibilità
di munizioni, caratteristica principale dell'avventura che porta
il giocatore a ragionare dal punto di vista dell'economia dei
colpi e come riuscire a cavarsela in certe situazioni critiche
conservando un discreto numero di munizioni da utilizzare più
avanti più che poter sparare a più non posso contro ogni cosa in
movimento come nella stragrande maggioranza dei videogame del
periodo proponevano. Eppure Resident Evil non fu subito un
successo. Soltanto con l'uscita del secondo episodio nel 1998 il
primo capitolo ottenne il prestigio che si meritava, sebbene
ancora a tutt'oggi sono molto più numerosi i fan che apprezzano
sensibilmente di più Resident Evil 2 che il suo predecessore. Ma
poco importa ai fini di questa breve analisi del titolo.
Resident Evil è stato pubblicato per Playstation, per la console
Sega Saturn e per PC; sulla scia di anticipo dell'uscita di
Resident Evil 2 ne è stata pubblicata una versione Director's
Cut, con l'intro recitata da attori non professionisti
finalmente non censurata e a colori - ma non per la versione PAL
(nell'originale erano stati apportati tagli per la crudezza
delle immagini ed era tutto in bianco e nero) e contenente una
demo giocabile del secondo episodio; nel 2002 è uscito il
bellissimo remake per Gamecube definito da tutti come Rebirth,
che ne ha portato il realismo a livelli estremi e ne ha ampliato
la storia nella direzione in cui lo stesso Mikami avrebbe voluto
che andasse fin dalla versione del 1996 per Playstation; è di
questi giorni l'uscita di un nuovo remake, Resident Evil Deadly
Silence, per Nintendo DS. Resident Evil è così: lo si può amare
oppure odiare, ma resta il capostipite della serie che a
tutt'oggi continua a raccogliere nuovi fan in tutto il mondo. In
questa sezione, date le innumerevoli versioni presentate,
analizzeremo quella più completa e tecnicamente superiore, vale
a dire la versione Rebirth, senza tuttavia scordarci
dell'originale.
Shin
Bilstein
Valutazione:
legenda
Ai fini di una valutazione globale del
gioco nella maniera più obiettiva possibile, sono stati
presi in considerazione diversi parametri e sono stati messi
in relazione con gli altri titoli all'interno della saga e
con ciò che era disponibile nel mercato al momento della
pubblicazione del titolo. Le valutazioni vanno da uno a
cinque:
Appena sufficiente
Si poteva fare di più
Buono
Ottimo
Perfetto
Grafica
Originale:
Lo stile di quello che fu il capostipite di
un nuovo genere di videogiochi balzava subito all'occhio non
appena visualizzate le prime immagini sullo schermo:
introduzione recitatata da attori in carne e ossa, mostri
acquattati nelle tenebre, una misteriosa villa immersa
nell'oscurità. Resident Evil ha portato il vero orrore nelle
case di tutti i videogiocatori con le sue inquadrature
cinematografiche su fondali pre-renderizzati che erano una
vera delizia per gli occhi. Certo con gli occhi e gli
standar odierni, quella grafica fa un po' sorridere, ma non
bisogna dimenticare che eravamo nel 1996. Superbo impatto
visivo.
Rebirth:
Con l'arrivo delle console a 128 bit era facile prevedere
che la grafica del Remake fosse superiore a quella
dell'originale, ma probabilmente non ci si aspettava un
risultato così sorprendente. I fondali sono
particolareggiati in maniera maniacale, i giochi di luci e
ombre realistici, l'aggiunta del temporale all'esterno, con
tuoni e fulmini e pioggia battente, è un piacere per gli
occhi, l'udito e quant'altro. I personaggi sono
perfettamente integrati con tutto lo scenario e, grazie alle
nuove tecnologie del motion capture e del facial model, sono
finalmente reali e non più personaggi da cartoon o
semi-manichini come potevano apparire nell'originale.
Fantastico.
Longevità
Originale:
Resident
Evil offriva la storia sotto due differenti punti di vista,
quello di Jill Valentine (modalità normale) e quello di
Chris Redfield (modalità difficile). entrambe si differivano
per alucni particolari esclusivi: Jill era aiutata da Barry
Burton, con dialoghi e scene proprie di quella accoppiata,
mentre Chris agiva da solo, aiutato solo per un tratto di
gioco dalla giovane Rebecca Chambers, che era il terzo
personaggio giocabile (ma solo se si verificava una
determinata situazione. Aggiungendo a tutto questo la
possibilità introdotta da Mikami di sbloccare dei finali
differenti in base alle scelte operate dal giocatore sia con
Jill che con Chris, ne consegue una buona longevità di gioco
per il giocatore curioso di vedere ogni sfumatura del primo
titolo del Survival Horror. Unica vera pecca l'assenza di
bonus reali, ma non nella versione per Sega Saturn, in cui
era possibile sbloccare una Battle Mode dai contenuti
esclusivi (Golden Tyrant e Wesker versione zombie - per
approfondire vedi sezione
Biohazard Dash).
Rebirth:
Tutte le caratteristiche dell'originale sono state mantenute
anche nel Remake del 2002, particolare che fa considerare il
Rebirth come un esempio su come fare il remake di un
videogame. Nuovi enigmi rispetto all'originale e bonus da
sbloccare fanno salire a livelli elevati la longevità del
titolo, che è sì un remake, ma offre un'esperienza ancora
più approfondita della storia, con sezioni di villa, file e
avvenimenti nuovi di cui non vi era traccia nell'originale.
Completare tutto quanto offerto dal gioco al 100% e
assaporarne ogni sfumatura richiede molto tempo.
Giocabilità
Originale:
Trattandosi
di un gioco uscito nel 1996 non ci si poteva aspettare
chissà quale stravolgimento. I comandi sono semplici, ma la
mira manuale, unita alle inquadrature fisse, spesso fa si
che alcuni colpi sparati contro le creature vadano a vuoto,
ma ci può stare, dal momento che Resident Evil è un Survival
Horror e non uno sparatutto, genere a cui si è gradatamente
avvicinato (senza tuttavia mai raggiungerlo) nel corso degli
anni. Oggetti e files da raccogliere e combinare tra loro,
enigmi da risolvere, mostri da abbattere: Resident Evil
offre un'esperienza di gioco nuova e avvincente, seppur con
i suoi limiti dovuti alla tecnologia dell'epoca.
Rebirth:
La giocabilità del Remake è rimasta praticamente inalterata,
le uniche innovazioni sono date dalla possibilità di usare
la mira automatica, dall'introduzione del cambio di marcia
del personaggio a 180 gradi e l'utilizzo di armi di difesa
per il corpo a corpo. Per il resto è sempre Resident Evil,
con i suoi pregi e con i suoi difetti (il personaggio si
muove sempre con l'agilità di un carro armato).
Story-line
Originale:
La trama di
Resident Evil è l'aspetto centrale del gioco. Al di là della
grafica e della giocabilità, il giocatore scopre mano a
mano, raccogliendo file e interagendo con i personaggi, cosa
si cela all'interno della villa misteriosa, in un crescendo
di avvenimenti e colpi di scena degni del miglior film
horror di serie B. Dal momento che non era ancora stato
preventivato un sequel (men che meno un remake), offre
alcune situazioni che in seguito sono state spiegate in
maniera leggermente più elaborata o addirittura diversa, ma
è per questo che i classici sono tali e Resident Evil, che
ha dato il via alla serie, è da considerare il bacino a cui
hanno attinto tutti i capitoli successivi e quindi quello
fondamentale proprio a livello di story-line.
Rebirth:
Come detto qui sopra, nel Remake compaiono elementi di
storia che originariamente non apparivano, come può essere
l'introduzione di nuove parti della villa, la presenza della
povera Lisa Trevor e l'atteggiamento differente di Albert
Wesker nel finale, con tanto di file di William Birkin da
raccogliere accanto al suo cadavere. Tutto il resto è
rimasto inalterato, leggermente ottimizzato, ma sempre
uguale, esattamente come doveva essere.
Caratterizzazione dei personaggi
Originale:
La
caratterizzazione dei personaggi di Resident Evil non è
effettivamente un granchè. Ritroviamo molti clichè visti e
rivisti un po' dappertutto (l'eroe senza paura, la collega
che viene salvata sempre dal personaggio ambiguo, la
ragazzina in pericolo, il cattivo disposto a tutto pur di
perseguire il proprio scopo), ma non è un vero e proprio
difetto, anche perchè i giochi dell'epoca non si
addentravano più di tanto nell'aspetto psicologico dei loro
personaggi. Se uniamo a questo un doppiaggio a dir poco
scandaloso, con frasi addirittura sconnesse e ridicole,
troviamo i motivi di un voto così basso. Ciò non toglie però
il merito di aver introdotto personaggi le cui
caratteristiche native sono rimaste inalterate nel corso
degli anni, ma approfondite sotto altri aspetti.
Rebirth:
Come appena scritto sopra, i personaggi del Rebirth sono
rimasti caratterialmente inalterati. Solo grazie a un
doppiaggio leggermente migliore e al loro aspetto più
realistico è possibile cogliere piccole sfumature che li
rendono leggermente più umani, ma niente di eclatante. Per
assurdo, il personaggio che sembra meglio caratterizzato, è
Lisa Trevor, ma solamente grazie ai files che la riguardano,
tramite i quali è possibile conoscere la sua triste storia e
comprendere quante ne abbia passate durante quegli anni di
prigionia.
Difficoltà
Originale:
Resident
Evil non è un gioco semplice. Poche munizioni, nemici ostici
seppur non numerosi (gli Hunter sono davvero letali), il
tutto condito con un backtracking da incubo e boss coriacei
più che mai, punti di salvataggio a volte molto lontani da
dove ci si trova prima di affrontare un pericolo mortale,
enigmi avvincenti. Resident Evil va affrontato con pazienza
e attenzione, un po' meno difficile la modalità di Jill
Valentine, anche grazie all'inventario più capiente, ma
tutto sommato impegnativa anche quella.
Rebirth:
Tutte le caratteristiche di difficoltà dell'originale sono
state trasportate anche nel suo Remake, con l'aggiunta di
zombie che corrono se non vengono bruciati e l'invincibile
Lisa Trevor che conviene sempre non affrontare faccia a
faccia per risparmiare utilissimi proiettili. Le modalità
bonus offrono sfide ancor più grandi: la One Dangerous
Zombie condisce la prima parte di gioco con un Crimson di
eccezione, Forest, imbottito di esplosivo, che appare nei
momenti e nei luoghi più impensati; la modalità Real
Survival complica ulteriormente le cose, annullando di fatto
la comunicabilità dei bauli in cui riporre gli oggetti,
costringendo ad ulteriore backtracking; l'assurda Invisible
Mode, la più tosta di tutte, presenta il gioco in modalità
difficile, senza mira automatica e con i nemici invisibili.
Sonoro
Originale:
L'atmosfera
di Resident Evil è pervasa di senso di solitudine, di
sopraffazione, impotenza e scoraggiamento. Gli effetti
sonori delle creature, pur ripetitive, rendono bene l'idea
di ciò che attende il giocatore dietro l'angolo, il tutto
condito con una colonna sonora che resta nella memoria di
tutti i giocatori perchè perfetta in ogni suo brano, anche
quello più spensierato, quello dei crediti.
Rebirth:
Gli effetti sonori del Remake
sono perfetti: strascichi di piedi, porte che vengono
sfondate, il suono dei tuoni che segue il fulmine, i versi
delle creature immonde che attendono le loro prede
nell'oscurità, i cigolii dei cancelli. Tutto amalgamato a
una colonna sonora che non brilla certo per melodie, ma che
punta più a creare tensione nel giocatore con suoni cupi e a
volta confondibili con gli stessi effetti delle creature. Un
lavoro perfetto, che però non supera quello dell'originale,
ma lo eguaglia... e questo, per un Remake, è già tanto.
Valutazione
Personale
Originale:
Resident Evil è il capostipite della serie che ancora oggi
tiene incollati milioni di videogiocatori e non può essere
considerato meno del massimo dei voti se non da giocatori
sconsiderati. La storia è intrigante, innovativa e da' il
via a una trama che, grazie a colpi di scena introdotti da
Capcom nel corso degli anni, che è a tutt'oggi ancora fonte
di discussioni, confronti e dibattiti. Tutto quanto accade
negli episodi successivi al primo è conseguenza di quanto
raccontato in Resident Evil e dunque non può essere
considerato migliore di nessun altro.
Rebirth:
Il Rebirth è il non plus ultra del Survival Horror. Tutti
gli elementi dell'originale sono stati ripresi e amalgamati
in un gioco praticamente perfetto, sia per quanto riguarda
il suo genere sia per quanto riguarda le avventure horror
con fondali pre-renderizzati. Dobbiamo solo dire grazie a
Mikami che ha portato avanti questo progetto per regalarlo
ai fan della serie horror più famosa del mondo, perchè
facendo il contrario significa non amare Resident Evil e
aver capito ben poco di tutto quello che ha prodotto con la
sua pubblicazione.