Resident Evil
   
Titolo

Resident Evil (Biohazard) - Resident Evil Director's Cut

Anno

1996 - 1997 - 1998 - 2002

Piattaforma

Playstation, PC, Sega Saturn, Nintendo Gamecube, Nintendo DS

PS NTSC-J

22 marzo 1996

PS NTSC

30 marzo 1996

PS PAL

1 agosto 1996

Director's Cut

25 09 1997 (J) 30 09 1997 (NTSC) 10 12 1997 (PAL)

PC

6 12 1996 (J) 30 09 1997 (NTSC) 17 09 1997 (PAL)

Sega Saturn

25 07 1997 (J) 31 08 1997 (NTSC) 1 10 1997 (PAL)

N Gamecube

22 03 2002 (J) 30 04 2002 (NTSC) 13 09 2002 (PAL)

Preview:

RE 1996 - RE Rebirth

Official Website:

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Scheda del gioco

Personaggi

Mostri

Files

Video

Soluzione (original)

Segreti

Miscellanea

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   

   
 
   

   
     
 
Breve commento
 
 

Uscito quasi in sordina nell'ormai lontano 1996 e in seguito rilanciato dal successo planetario di Resident Evil 2, Resident Evil è tutt'ora considerato il vero capostipite del survival horror, sebbene tutti possono trovarsi concordi che Alone in The Dark, uscito qualche tempo prima, possedeva già le caratteristiche di un genere che di li a breve tempo sarebbe esploso e in seguito sarebbe stato imitato da parecchie software house di videogames. Creato dal videogame designer Shinji Mikami sulla base di un videogame Capcom pubblicato per Famicon dal titolo Sweet Home - che già presentava i protagonisti intrappolati in una villa infestata i caricamenti con le porte come uniche protagoniste sullo schermo, il titolo è un'avventura horror in 3D su fondali prerederizzati che presenta al giocatore un'atmosfera pesante, cupa, carica di tensione che addirittura esplode in certi momenti del gioco, provocando nel giocatore dei veri e propri balzi sulla sedia (o sul divano). Un'altra influenza ricevuta dal titolo sono senza alcun dubbio i film sugli zombie di George A. Romero. Gli ingredienti per un grandioso successo c'erano tutti: un'enorme villa misteriosa in cui muoversi risolvendo enigmi, creature agghiaccianti pronte ad aggredire il giocatore dietro ogni angolo, scarsa disponibilità di munizioni, caratteristica principale dell'avventura che porta il giocatore a ragionare dal punto di vista dell'economia dei colpi e come riuscire a cavarsela in certe situazioni critiche conservando un discreto numero di munizioni da utilizzare più avanti più che poter sparare a più non posso contro ogni cosa in movimento come nella stragrande maggioranza dei videogame del periodo proponevano. Eppure Resident Evil non fu subito un successo. Soltanto con l'uscita del secondo episodio nel 1998 il primo capitolo ottenne il prestigio che si meritava, sebbene ancora a tutt'oggi sono molto più numerosi i fan che apprezzano sensibilmente di più Resident Evil 2 che il suo predecessore. Ma poco importa ai fini di questa breve analisi del titolo. Resident Evil è stato pubblicato per Playstation, per la console Sega Saturn e per PC; sulla scia di anticipo dell'uscita di Resident Evil 2 ne è stata pubblicata una versione Director's Cut, con l'intro recitata da attori non professionisti finalmente non censurata e a colori - ma non per la versione PAL (nell'originale erano stati apportati tagli per la crudezza delle immagini ed era tutto in bianco e nero) e contenente una demo giocabile del secondo episodio; nel 2002 è uscito il bellissimo remake per Gamecube definito da tutti come Rebirth, che ne ha portato il realismo a livelli estremi e ne ha ampliato la storia nella direzione in cui lo stesso Mikami avrebbe voluto che andasse fin dalla versione del 1996 per Playstation; è di questi giorni l'uscita di un nuovo remake, Resident Evil Deadly Silence, per Nintendo DS. Resident Evil è così: lo si può amare oppure odiare, ma resta il capostipite della serie che a tutt'oggi continua a raccogliere nuovi fan in tutto il mondo. In questa sezione, date le innumerevoli versioni presentate, analizzeremo quella più completa e tecnicamente superiore, vale a dire la versione Rebirth, senza tuttavia scordarci dell'originale.

 
     
 

Shin Bilstein

 
 
Valutazione: legenda
 

 

Ai fini di una valutazione globale del gioco nella maniera più obiettiva possibile, sono stati presi in considerazione diversi parametri e sono stati messi in relazione con gli altri titoli all'interno della saga e con ciò che era disponibile nel mercato al momento della pubblicazione del titolo. Le valutazioni vanno da uno a cinque:

 

Appena sufficiente

Si poteva fare di più

Buono

Ottimo

Perfetto

 
 
     
 
Grafica
 
 

Originale:

Il primo capitolo della saga uscì nel '96, con una grafica che allora fu spettacolare (basti pensare ai giochi dell’epoca totalmente differenti) ma che vista con gli occhi del 2006 ha ben poco da offrire. Movimenti molto limitati e i volti dei nostri eroi poco definiti, come il resto del corpo e degli ambienti, seppur resi tetri e paurosi, il che mostra la grande abilità dello staff Capcom. I tipi di zombie erano veramente pochi, solo 3 (se contiamo quelli nudi del laboratorio), una pecca nei successivi capitoli cambiata, e gli stessi boss a volte si faticava a capire cosa fossero senza l’aiuto delle informazioni fornite dal gioco (più che una Plant 42 ad esempio sembra una medusa appesa al soffitto), tuttavia in grado anche questi di intimorire non sapendo cosa aspettarsi contro di loro. Tuttavia l’impatto che ebbe sul pubblico fu sorprendente e inaugurò un genere e una saga che presto sarebbe diventata molto famosa. Da notare inoltre che sia il solo capitolo ad aver avuto il filmato intro e finale interpretato da attori veri e non fatti al computer, elemento che lo rese ancora più spettacolare e che sarebbe stato piacevole ritrovare nei capitoli più recenti.

Rebirth:

Dal punto di vista visivo è eccellente, ben definita e che ha permesso di rendere parecchi ambienti molto tetri e oscuri, oltre a evidenziare bene i particolari dell’oscura magione e dei mostri che la popolano (le inquadrature servono anche a questo scopo anche se a volte non aiutano nelle fughe e nei combattimenti). Alcuni piccoli difetti possono essere causati dalle braccia degli zombi o degli stessi personaggi che si “infilano” nei muri, ma dettagli trascurabili se si considera che nel complesso il gioco sembra quasi riprodurre la realtà. Tuttavia questa alta definizione ha sicuramente comportato un modesto rallentamento nei movimenti e spostamenti un po’ costretti, ma in fondo sono pignolerie che non sminuiscono la grandezza di questo gioco ma anzi ne aumentano l'atmosfera e amplificano la sensazione di inferiorità del personaggio mosso dal giocatore rispetto a ciò che lo circonda.

 

     
 
Longevità
 

 

Originale:

Purtroppo questo gioco non è molto lungo (salvo per la prima partita probabilmente) e non presenta modalità particolari o mini-games, ma solo il gioco principale e due protagonisti. Sicuramente per i primi giocatori ha rappresentato una bella sfida finire questa avventura horror soprattutto perché non si era ancora entrati nell’ottica “survival”. Fino a quel momento tutti i giochi erano infatti strutturati in modo tale da poter agevolmente spazzar via senza problemi qualsiasi minaccia presente sullo schermo. Una volta completato il gioco con entrambi i personaggi, questo titolo non ha molto altro da offrire, se non piccole sfumature per mostrare le varie scene conclusive. Il finale è multiplo, in base ai personaggi salvati, caratteristica presente solo in questo gioco e nel suo remake.

Rebirth:

Sicuramente alla prima partita prende molto tempo il continuo tragitto tra la cassa, gli enigmi che si scoprono e la loro risoluzione. Per i principianti la prima partita potrebbe durare intorno alle 10 ore, sicuramente meno per i veterani della serie (specie per chi ha giocato prima la versione del 96) ma comunque il gioco richiede molta attenzione e tempo. Inoltre il poter giocarlo con un altro personaggio (che cambia in fondo il modo di affrontare il gioco ma non gli enigmi) e gli altri livelli di difficoltà e modalità che lo compongono consentono di poterlo rigiocare senza mai annoiarsi. Per chi è un appassionato di speed run (partite dove si cerca di finire il gioco nel minor tempo possibile) rappresenta una bella sfida. Per finirlo completamente bisogna impegnarsi molto e giocarlo molte volte (e ad aumentare il voto in questo è stata la possibilità di ottenere più finali, a seconda dei personaggi salvati, proprio come nel RE del '96). Uscito appena 4 anni fa è già diventato un classico.

 
     
 
Giocabilità
 
 

Originale:

Il gioco presenta alcuni limiti nella giocabilità: oltre ad avere movimenti in un certo senso “obbligati” non c’è molta libertà di movimento e imparato come evitare i mostri in ogni stanza il gioco diventa abbastanza meccanico. Ci sono anche alcuni difetti per quanto riguarda il colpire da una certa distanza i vostri avversari: innanzitutto non è possibile incalzare con ulteriori colpi creature messe a terra, e in alcuni casi anche colpirli da una distanza troppo elevata farà in modo che i vostri colpi vadano a vuoto. Insomma sicuramente un gioco importante ma anche molto difficile, difficoltà determinata anche dalla presenza della sola mira manuale per affrontare i nemici, opzione che è stata poi sostituita con la mira automatica nella versione Director's Cut.

Rebirth:

Imparare i movimenti del personaggio è veramente facile come anche sparare ed esaminare l’ambiente circostante. Sarebbe lecito dunque chiedersi: dov’è la difficoltà di questo gioco? Innanzitutto viene data una certa libertà al giocatore per scegliere il proprio armamentario, anche se è logico che contro alcune creature solo alcune armi si riveleranno efficaci. Evitare i mostri e gli zombi è unica decisione del giocatore e dipende dalla sua abilità nell’intuire i movimenti o nel capire la loro meccanica, ed è in fondo lo spirito del genere. I dettagli saltano subito agli occhi e gli enigmi richiedono buona memoria e un po’ di logica ma non sono particolarmente difficili, rendendo la partita molto scorrevole e dal ritmo incalzante. I caricamenti delle porte potrebbero sembrare l’unica pecca, ma non sono state certe riproposte in questo gioco per i caricamenti ma in quanto elemento tipico di Resident Evil.

 

     
 
Story-line
 

 

Originale:

La trama merita molto, perché in un gioco horror cercare di dare a tutto un senso non è previsto e il giocatore alla sua prima partita non si aspetta certo una tale evoluzione degli eventi. I files, seppur pochi, aumentano la tensione nel gioco immaginando come la situazione nella grossa magione sia degenerata. Il colpo di scena finale è sicuramente inaspettato come anche molto fantasiosa l’intera vicenda, che ha superato le idee dei suoi contemporanei ed è stata ben strutturata fornendo la possibilità dei seguiti a cui tuttora giochiamo.

Rebirth:

Chi ha giocato all'originale del '96 non ha potuto fare a meno di apprezzare i nuovi elementi inseriti come Lisa Trevor o i file su suo padre che hanno reso più avvincente la ricerca della verità. La trama è abbastanza dinamica, man mano che la storia prosegue nuovi pezzi dell’apparente mosaico senza senso si ricompongono, anche quando lo stesso gioco potrebbe sembrare un pretesto per far fuori zombi sbucati da sotto terra e creature uscite dall’inferno. Naturalmente non è così e la verità a poco a poco si scopre, sempre però tenendoti distante dalla soluzione definitiva... e anche quando si consegue quest’ultima, la situazione certo non si distende: in un gioco come questo non c’è veramente tempo di rilassarsi. Degno remake del capitolo capostipite, in cui le emozioni di 10 anni fa sono state riproposte in un modo più curato come avrebbe desiderato il suo creatore.

 
     
 
Caratterizzazione dei personaggi
 
 

Originale:

Purtroppo il lato psicologico dei personaggi non è stato molto curato. Emergono più che altro, in brevi sprazzi, la paura di Rebecca e Brad, ma gli stessi personaggi ci paiono privi di una personalità distinta, di cui notiamo solo il coraggio e il tentativo di dar logica a ciò che accade intorno a loro. Persino in situazioni in cui dovrebbero allarmarsi o parlare con una diversa tonalità della voce, restano freddi e calmi dando un tocco di irrealtà e restando semplici poligoni a forma umana invece di trascinare il giocatore nel loro mondo.

Rebirth:

I personaggi di questo capitolo sono poco meno di una decina, e di quelli di cui riusciamo a fare un tratto psicologico circa 6 se contiamo la “codardia” di Brad Vickers. I protagonisti sono entrambi personaggi dal carattere forte e deciso, e le loro doti vengono fuori durante la loro avventura. Anche i loro aiutanti non mancheranno di mostrare i loro atteggiamenti e comportamenti sebbene non siano protagonisti del gioco. Tutto sommato però sembrano essere un po’ troppo senza macchia e senza paura (esclusi Rebecca e Brad), e c’è un tocco di irrealtà in un Chris, per nulla spaventato dagli eventi e in una Jill che sa mantenere la calma e la freddezza in situazioni senza apparente via d’uscita. Sicuramente potremmo definire questa scelta come esigenza di copione, che ha comunque soddisfatto in gran parte i fan, ma non consente di poter dire che ci si avvicini alla realtà.

 

     
 
Difficoltà
 

 

Originale:

Indubbio è che questo gioco rappresenti un grattacapo per moltissimi giocatori. Comprendere gli enigmi, riuscire a esplorare la casa e ricordare tutti i particolari di ogni stanza è già complicato di suo, figurarsi poi farlo evitando zombi e mostri con un inventario davvero limitato, in cui spesso ci si avventura in nuove aree ben equipaggiati non sapendo cosa attende. Imparare a evitare i mostri richiede comunque molto tempo e non sempre è facile districarsi nei livelli più avanzati, senza contare la scarsità di munizioni che in questo capostipite (e nel suo remake) rappresenta il fulcro del gioco. In sostanza ha rappresentato una bella sfida all’epoca e probabilmente è in grado di mettere in difficoltà anche i più esperti giocatori che affrontano questo titolo per la prima volta.

Rebirth:

Un giudizio così alto è tutt’altro che casuale, anzi forse avrebbe meritato di più. Completare il gioco a livello semplice o normale naturalmente non comporta grossi problemi, ma va considerata una specie di memorizzazione della casa e degli enigmi: a livelli di difficoltà più alti vi sono molti mostri e ben più resistenti e nel gioco normale a livello difficile molti oggetti si trovano altrove. Senza contare la One Dangerous Zombie, la modalità Vero Survival e la  Invisible mode, modalità tutt’altro che facili da superare e in cui il minimo errore potrebbe rendere fatale l’intera partita. Se è già difficile evitare gli zombie, lo sarà sicuramente di più farlo in corridoi stretti e in cui il loro numero aumenta continuamente, specie se disorientati la prima volta dagli enigmi tutti rimescolati o dal fatto che non si possono vedere. Un gioco che completare al 100%  è sicuramente molto arduo, ma che regalerà i complimenti ufficiali di Mikami a persone tanto abili e appassionate.

 
     
 
Sonoro
 
 

Originale:

In questo primo capitolo ad aumentare la tensione non sono certo gli ambienti tetri o poco luminosi, quanto le musiche di sottofondo, specie quando si apre una porta o si perlustra un ambiente, dando un effetto veramente terrificante e spettrale. L’atmosfera globale è molto buona, nonostante la grafica scarna che, con gli occhi del 2006 risulta povera di dettagli. Anche le musiche dei boss sebbene abbia fatto un buon effetto non hanno contribuito tanto a spettacolarizzare l’azione quanto a far apparire il nemico più pauroso. Essendo inoltre il primo della saga non c’è stato modo di sperimentare più alternative, ma di sicuro il lavoro svolto all'epoca è servito da punto di partenza per i capitoli successivi.

Rebirth:

L’atmosfera creata è a dir poco sensazionale: curata nei dettagli e perfino introdotti elementi come i bagliori di un tuono lontano e i differenti lamenti degli zombi. Certo le musiche di sottofondo sono inferiori a quelle del '96 (o in alcuni casi uguali), ma questo probabilmente per dar spazio agli effetti sonori di ogni luogo. Gli effetti sonori sono anch’essi curati nel dettaglio, tanto da far pensare che i produttori abbiano realmente camminato nel gioco e registrato i suoni, oltre al rumore degli spari e dei nemici colpiti che contribuiscono a dare quel tocco di realismo che non guasta. Un po’ di delusione c’è purtroppo nelle musiche di sottofondo contro i boss, che potevano essere migliori per dare più teatralità all’azione, specie nello scontro finale all’eliporto ci si aspettava qualcosa di più. Tuttavia, a parte questa pecca, il resto del gioco merita un voto alto.

 
     
 
Valutazione Personale
 
 

Originale:

Essendo un veterano di Resident Evil e avendo cominciato da questo stesso gioco, non posso che esserne affezionato e considerarlo comunque un grande gioco che con i suoi difetti e imprecisioni è riuscito a spaventare e appassionare. Trama, personaggi e mostri sono stati elementi di un mix azzeccato e ben strutturato, dove non ci si annoia mai e la sfida per la sopravvivenza si fa sempre più ardua. L’epico scontro finale ha probabilmente suscitato emozioni che difficilmente ritroveremo nei prossimi capitoli come anche l’enorme soddisfazione di essere arrivati al termine di un incubo che sembrava senza fine. Un voto più che meritato per il capostipite della serie e per il primo “amore” di tanti fan.

Rebirth:

Come fan e appassionato alla serie non posso che dare un voto alto a questo gioco. Come 10 anni fa con l'originale, anche questo ottimo remake è riuscito a terrorizzare e non è mancato di trasmettere qualche brivido inatteso, oltre ad aver fatto apprezzare molto i nuovi enigmi ed aver deliziato per la splendida grafica che ha saputo sfruttare a pieno la potenza del Gamecube. Rivedere gli eroi in vesti più definite e in battaglie più ardue mi ha soddisfatto e la conclusione del gioco appagato. Per chi ne era già appassionato avrà sicuramente apprezzato questo titolo e per chi non conosceva bene la saga, se ha avuto buona volontà di finirlo e non si è lasciato scoraggiare dalla difficoltà (molto alta per i veterani, forse perché molti enigmi risolti nella precedente versione) dubito avrà da lamentarsi del risultato finale. Direi indispensabile per chi apprezza il genere e soprattutto la saga di Resident Evil.

 
     
 

Auron Wolfsong

 
     

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