Ricordi quella città che
fu distrutta dal T-virus, giusto? Raccoon City? E capisci
che l'Umbrella Inc. è la responsabile dello sviluppo di quel
virus mortale? E sai che nonostante le sue mani siano
macchiate del sangue di migliaia di persone innocenti,
l'Umbrella continua a sviluppare armi biologiche? Bene:
quello che è successo dopo è stata l'inevitabile conseguenza
del protrarsi delle loro sperimentazioni...
Tre giorni fa...
E' stato rubato un
campione di T-Virus dal luogo di sicurezza in cui sono
conservati i farmaci sperimentali del centro di
sviluppo farmaceutico di Parigi dell'Umbrella.
Ieri, nell'oceano Atlantico...
Una lussuosa nave da crociera con a bordo
importanti personalità da tutto il mondo è stata dirottata.
E' una nave dell'Umbrella.
Dopo i
tentativi di scarso successo di portare Resident Evil nel
rischioso ambito del genere "sparatutto in soggettiva"
culminato con l'orribile Gun Survivor 2 e con l'intermezzo
di un Gun Survivor legato alla saga Dino Crisis, la Capcom
ci ha riprovato con Resident Evil Dead Aim. Abbandonate le
velleità di ripercorrere ambientazioni conosciute come aveva
tentato di fare il suo predecessore, Dead Aim catapulta il
giocatore su una nave di proprietà dell'Umbrella, la Spencer
Rain, in cui un misterioso individuo pare intenzionato a
soggiogare per l'ennesima volta il mondo con le proprie
aspirazioni da folle. Il gioco, nonostante sia possibile
giocarlo anche con la pistola a infrarossi, propone comunque
un'ambientazione completamente tridimensionale e una doppia
veste d'approccio: una visuale in terza persona ma con la
telecamera dietro le spalle del personaggio controllato
(telecamera che comunque può essere aggiustata manualmente -
e bisogna farlo spesso) e una visuale in soggettiva.
Se la prima visuale viene destinata alla mera esplorazione
degli scenari, la seconda è prerogativa delle molte sezioni
di combattimento, visuale che permette al giocatore di poter
sbizzarrirsi sia con il pad della console ma molto più
adatta all'utilizzo della pistola. Dead Aim assomiglia molto
di più a un Resident Evil vecchio stile di quello che può
sembrare a prima vista: ci sono vasti ambienti da esplorare,
oggetti da raccogliere, porte da aprire, documenti da
leggere, ma nonostante questo l'impostazione è quella di uno
sparatutto convenzionale, data l'elevata quantità di nemici
presenti sullo schermo, nemici molto aggressivi, una
naturale evoluzione dei canonici zombie barcollanti a cui i
vecchi capitoli avevano abituato i giocatori. Accanto a
questa modalità di gioco ibrida, troviamo alcune nuove
abilità dei personaggi (la possibilità di divincolarsi dalla
presa di un mostro grazie alla pressione di un tasto al
momento giusto, la possibilità di dare una sbirciatina da
dietro gli angoli per controllare la situazione) e il
ritorno di alcune abilità classiche, come ad esempio la
classica giravolta di 180 gradi per fuggire rapidamente al
nemico. Il menu appare rinnovato ma più nella grafica che
nella sostanza, mentre spariscono le casse in cui riporre
gli oggetti e i nastri con cui salvare i progressi di gioco.
Tenendo conto della purtroppo brutta esperienza con i
precedenti capitoli della serie Gun Survivor, Dead Aim fa
comunque il suo bell'effetto, anche se non è di certo esente
da difetti, primo fra tutti la storia alla base
dell'avventura, che non fa che proporre un episodio a se
stante riconducibile sì al passato e all'Umbrella, ma
ponendolo sotto una luce che rasenta quasi il ridicolo e la
sensazione di aver ormai cominciato a raschiare sul fondo
del barile.
Valutazione:
legenda
Ai fini di una valutazione globale del
gioco nella maniera più obiettiva possibile, sono stati
presi in considerazione diversi parametri e sono stati messi
in relazione con gli altri titoli all'interno della saga e
con ciò che era disponibile nel mercato al momento della
pubblicazione del titolo. Le valutazioni vanno da uno a
cinque:
Appena sufficiente
Si poteva fare di più
Buono
Ottimo
Perfetto
Grafica
Senza infamia e senza
lode. Sebbene il primo livello, la nave, sia sensibilmente
migliore rispetto ai seguenti, con buoni effetti di luce e
un ambiente dettagliato e credibile, il resto è scarno,
ripetitivo, troppo nella norma per un titolo della
Playstation 2, console capace ben di altro. Sembra quasi che
la maledizione dei Gun Survivor dal punto di vista grafico
non faccia eccezione neppure con questo Dead Aim. Per
fortuna che c'è la Spencer Rain, che da sola alza il
punteggio di una stella.
Longevità
Come ogni Gun Survivor che si rispetti,
l'avventura in sè non è molto lunga, tuttavia può essere
affrontata in diverse livelli di difficoltà e con due
personaggi diversi (anche se utilizzare l'uno o l'altra non
modifica né la trama né il finale dell'avventura). Purtroppo
non esistono extra come nei capitoli della serie regolare.
Giocabilità
Per godere appieno ciò che Dead Aim offre
occorre giocarlo con la pistola. Sono possibili diverse
combinazioni di gioco: solo con il pad, solo con la pistola,
utilizzando entrambi e utilizzando il pad e il mouse. Una
volta presa dimestichezza con i controlli di una delle
combinazioni di gioco disponibili (e soprattutto di come
posizionare la telecamera ogni volta ce ne sarà bisogno -
troppo spesso) sparare alle creature presenti sullo schermo
darà una certa soddisfazione.
Story-line
La creazione di una unità governativa
anti-Umbrella è più che plausibile, dopo gli eventi narrati
in Resident Evil 3. Plausibile anche che, come narrato nel
retro della copertina, l'Umbrella abbia spostato i propri
esperimenti in località più lontane dal continente e cerchi
di "vendere" i propri prodotti sul mercato nero, lontana da
occhi indiscreti. Quello che invece non è plausibile è
cercare di ricondurre gli avvenimenti di Dead Aim alla serie
principale di Resident Evil tirando in ballo presunti
personaggi legati ai vecchi e notissimi laboratori segreti,
presunte vendette e inimicizie, assurde combinazioni di due
letali e storici virus che determinano addirittura la
mutazione sessuale del soggetto infetto, con tanto di
calzature con tacco a spillo. La trama di Dead Aim non offre
nient'altro che un episodio a se stante di ciò che avrebbe
dovuto essere uno scontro tra il governo e l'Umbrella, ma lo
pone sotto un punto di vista distorto che alla fin fine fa
dell'Umbrella quasi una vittima delle follie di un uomo
assetato di vendetta alla James Marcus, che non esita a
rubare dei campioni di virus e a utilizzarli per scopi ben
distanti le mire della multinazionale farmaceutica. Ne
risulta una trama che mostra sì alcuni degli esperimenti più
bizzarri dell'Umbrella ma che non mostra altro se non la
battaglia tra l'agente governativo di turno e un folle ex
dipendente dell'Umbrella che vuol fondare il regno della
bellezza, con l'ennesimo incidente provocato ad arte come
sfondo e un finale stile film di 007 con l'eroe che
conquista le grazie della fanciulla di turno. Se poi si
considera che già un Resident Evil, il Gaiden per Gameboy,
era stato ambientato su una nave, la valutazione finale non
può che essere la seguente.
Caratterizzazione dei personaggi
Sia Bruce McGivern che Fongling risultano
essere due antipatici stereotipi di eroi già visti e
rivisti. Anche dal punto di vista semplicemente estetico, i
due non ispirano neppure un briciolo di simpatia, risultando
essere quasi fastidiosi nelle scene filmate in cui
interagiscono tra di loro o con altri personaggi. Gli "altri
personaggi" sono Morpheus D. Duvall. Sebbene le sue
intenzioni siano palesemente e volutamente sibilline (in un
file finale si menziona un regno della bellezza situato in
Africa) l'antagonista è mostrato con un certo spessore,
anche se il suo operato si riduce a una mera imitazione di
quanto aveva fatto William Birkin nel 1998, ma decisamente
in tono minore. I mostri migliori sono rappresentati dagli
zombie, mentre per altri si raggiungono toni che rasentano
il ridicolo (gli Hunter, seppur siano i più grossi Hunter di
ogni resident Evil, sembrano delle rane saltellanti, il
Tyrant fallito pare uscito da una comica di cattivo gusto) e
per altri ancora non resta che mollare il pad o la pistola e
domandarsi perchè diavolo la Capcom abbia deciso di
inserirli. Imbarazzante.
Difficoltà
Se affrontato nelle modalità di base Dead
Aim non rappresenta uno scoglio affatto insormontabile.
Qualche problema può sorgere se giocato nelle modalità più
difficili, in cui scarseggiano di più munizioni e oggetti di
recupero, ma niente di cui preoccuparsi se armati di pistola
a infrarossi. La cosa si fa leggermente più impegnativa se
non si dispone della G-Con, soprattutto negli scontri finali
con Morpheus.
Sonoro
Niente di eclatante. Effetti sonori nella
norma, musiche non particolarmente evocative, la voce data a
Bruce McGivern che personalmente non mi piace nemmeno un po'
e non fa che rendere ancora meno simpatico il personaggio di
quanto già non sia di suo.
Valutazione
Personale
Nonostante non sia di certo un gran episodio degno di essere
ricordato più di altri, Dead Aim rappresenta finalmente un Gun
Survivor che diverte, unendo la classica esplorazione alla
Resident Evil a momenti di combattimento sfrenato propri di
giochi arcade o sparatutto in soggettiva. Ritenuto da molti come
l'anticamera di Resident Evil 4, secondo il mio modesto parere
Dead Aim non ne è nemmeno un lontano parente, anche se ha il
pregio di aver cercato una soluzione accettabile per quanto
riguarda un rinnovamento nella visuale di gioco in terza
persona, soluzione che in Resident Evil 4 è poi evoluta
rasentando la perfezione.