Resident Evil Outbreak File 1 e File 2
   
Titolo

Resident Evil Outbreak - Resident Evil Outbreak File #2

Anno

2003 - 2004 - 2005

Piattaforma

Playstation 2

NTSC-J

11 dicembre 2003 - 9 settembre 2004

NTSC

30 marzo 2004 - 26 aprile 2005

PAL

17 settembre 2004 - 26 agosto 2005

   
   
   
   
Preview:

Resident Evil Online - RE Outbreak Trailer - RE Outbreak File 2 Trailer

Official Website:

Resident Evil Outbreak - Resident Evil Outbreak File #2

 

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Il problema principale dei due Resident Evil Outbreak è proprio questo: non hanno una storia ma si potrebbe affermare che campano di rendita sulla storia di Raccoon City e della sua distruzione. I cinque scenari in cui sono entrambi divisi i giochi sono scollegati tra loro e hanno un unico denominatore: portare i personaggi in salvo alla fine dello scenario per poi poter salvare i progressi di gioco e passare allo scenario successivo. Volendo trovare una storia a tutti i costi potrebbe essere questa: la ricerca di una via di fuga prima che il virus contagi i protagonisti e che Raccoon City venga distrutta dall'ordigno nucleare tattico che il governo sta per inviare per sterilizzare la zona. Tema già affrontato in Resident Evil 3 sebbene dal punto di vista di Jill Valentine.

   
     
 
Breve commento
 
 

Annunciato da tempo, molto atteso dai fan di tutto il mondo, Resident Evil Outbreak ripropone la tragedia di Raccoon City dal punto di vista di alcuni normali cittadini alle prese con i mostri generati dall'incidente nei laboratori sotterranei dell'Umbrella. Il gioco si differisce molto dai capitoli della saga principale, pur riproponendone le ambientazioni e la dinamica: è diviso in scenari ed è stato espressamente costruito per essere giocato online in multi-player, componente fondamentale che inspiegabilmente viene a mancare nella versione PAL del primo episodio, determinandone l'insuccesso. I personaggi che possono essere utilizzati contemporaneamente dai giocatori sono tre, scelti da un cast di otto, ognuno dei quali con le proprie caratteristiche specifiche comportamentali e di combattimento.  I protagonisti possono chiedere aiuto ai loro compagni, scambiarsi oggetti come avveniva in Resident Evil Zero tra Rebecca e Billy, cooperare in qualsiasi modo per portare a termine lo scenario. Componente innovativa del gioco è l'infezione da T-Virus che deve essere tenuta sotto controllo tramite l'assunzione di farmaci e che, se raggiunge il 100%, determina la morte del personaggio e la sua successiva trasformazione in uno dei numerosissimi zombie che infestano la città. La grafica è interamente tridimensionale e ripropone alcuni degli scenari classici della serie principale, come il laboratorio in cui lavorava William Birkin o la centrale di polizia in cui il novellino Leon S. Kennedy entrò credendo di trovarsi finalmente al sicuro. Si possono incontrare nemici classici, come i Licker e gli Hunter, più nuovi nemici derivati dal propagarsi dell'infezione, come gli animali dello zoo di Raccoon City. Diversamente dagli altri capitoli, i nemici non si trovano stabilmente in alcune locazioni esclusive, ma seguono i giocatori costantemente, come faceva in alcuni tratti di gioco Nemesis di Resident Evil 3, determinando situazioni claustrofobiche in cui i personaggi sono braccati senza sosta dalle orribili creature che infestano gli scenari. Ogni personaggio può utilizzare armi ma anche oggetti comuni come spranghe o addirittura spazzoloni per le pulizie per far fronte alle minacce, tenendo comunque conto che gli oggetti comuni sono suscettibili a usura e quindi si possono spezzare con l'utilizzo (o addirittura essere distrutti dagli attacchi dei nemici); possono compiere anche azioni esclusive, come mosse evasive oppure attacchi speciali. Nonostante le ottime premesse, i due capitoli di Resident Evil Outbreak sono stati accolti tiepidamente dalla critica del settore, considerandoli semplicemente dei giochi forse troppo arcade che, nonostante il multi-player, non portano assolutamente nulla di nuovo all'interno della serie. Come dire... episodi che potevano essere benissimo non sviluppati. Dall'altra parte però si trovano coloro che invece hanno acclamato con pareri positivi i nuovi giochi, perchè direttamente collegati agli episodi storici della serie e quindi degni di essere definiti come Resident Evil più di quanto lo sarebbe stato di lì a poco Resident Evil 4. Da applaudire, comunque, il filmato introduttivo del primo Outbreak, che mostra cosa accade sotto la città pochi istanti prima del propagarsi dell'infezione, con tanto di William Birkin mutato e una costruzione sonora e visiva ben azzeccata. Da criticare invece la scelta di aver diviso in due file il gioco: i due titoli infatti non sono uno il seguito dell'altro, ma fanno parte di un unico progetto di Resident Evil diviso in scenari.

 
     
 

Shin Bilstein

 
 
Valutazione: legenda
 

 

Ai fini di una valutazione globale del gioco nella maniera più obiettiva possibile, sono stati presi in considerazione diversi parametri e sono stati messi in relazione con gli altri titoli all'interno della saga e con ciò che era disponibile nel mercato al momento della pubblicazione del titolo. Le valutazioni vanno da uno a cinque:

 

Appena sufficiente

Si poteva fare di più

Buono

Ottimo

Perfetto

 
 
     
 
Grafica
 
 

Grafica ineccepibile per la PS2. Se si vuole trovare un difetto a questo gioco di sicuro non bisogna guardare alla grafica, che potenzia il gioco in maniera spettacolare. Che si tratti di ambienti esterni o interni, la definizione dei particolari rimane sempre altissima su scenari e personaggi, e in ambientazioni notturne e diurne. Raccoon City ha un nuovo volto, in cui persino i cassonetti dell’immondizia trasudano il marciume presente in città.  (Outbreak#1 leggermente inferiore ad Outbreak#2 nella cura delle mani dei protagonisti)

 

     
 
Longevità
 

 

Dotati di una infinità di bonus da sbloccare a completamento degli scenari, virtualmente outbreak si presenta come un gioco potenzialmente infinito. Tra costumi alternativi e minigame, questo capitolo non lesina motivi per essere ripreso in mano. La suddivisione in scenari facilita sicuramente la sua rigiocabilità, e la velocità stessa nel completarlo, si passa da un massimo di un’ora per la prima  partita, a veri e propri record da 6 minuti per gli esperti. Alla fine di ogni scenario, viene presentata al giocatore una schermata con la percentuale degli eventi compiuti, sfortunatamente la loro attuazione non è intuitiva. Su #1, all’interno di ogni partita esistono due differenti trame, gioco A e gioco B, che non cambiano la trama, ma solo gli oggetti bonus. 8 personaggi e finali diversi per ognuno di loro specie nell’ultimo quadro, rischiano di trasformare il gioco in una mera corsa contro il tempo, sacrificando così la tensione horror.

 
     
 
Giocabilità
 
 

I movimenti base dei personaggi sono gli stessi di ogni altro RE, in più ogni personaggio è caratterizzato da azioni speciali che lo contraddistinguono. Che si tratti di azioni evasive o offensive , la combinazione  di tasti per ogni personaggio è sempre la medesima, per facilitare il  giocatore impegnato questa volta con un inventario molto ristretto ( appena 4 blocchi ), e per permettergli di risolvere la gestione di altri due compagni di gioco oltre al proprio personaggio. Interagire in maniera attiva con gli atri sopravissuti è infatti uno degli elementi caratterizzanti di Outbreak, scambiando oggetti chiave e munizioni con ognuno di loro. Unico difetto sono i caricamenti dei filmati, trattandosi di un gioco pensato per essere giocato in rete, i tempi di caricamento sono decisamente troppo alti, richiedono quasi forzatamente l’utilizzo di un hard disk.

 

     
 
Story-line
 

 

Un gioco nuovo, impostato in maniera frammentaria. Il problema degli outbreak è l’impostazione degli scenari. Pensato originariamente come un unico gioco, out1 e out2 sono stati divisi, molto poco saggiamente, in due differenti DVD. Il player si trova spiazzato di fronte a certi elementi che intercorrono tra i due scenari e che non appagano affatto la sua legittima curiosità. Manca del tutto il nesso tra uno scenario e un altro, la trama viene  così sacrificata sull’altare dell’elevato numero di protagonisti, obbligando a rigiocare gli scenari con determinati personaggi per coglierne le varie vicende.

 
     
 
Caratterizzazione dei personaggi
 
 

L’esaltazione dell’individualità, questo è Outbreak. A partire dagli 8 protagonisti, persone comuni in una situazione fuori dalla portata di chiunque, tutti i personaggi che si incontrano sul gioco, inclusi  quelli non giocabili, presentano i tratti della loro grande umanità. Le debolezze e la determinazione di questi personaggi catturano “ simpaticamente ” il giocatore, che soffre e lotta con lui, vestendo i panni di un alter ego che solo nello scenario finale potrà prendere la decisione che gli consentirà di essere consacrato o meno come coraggioso. Idraulico, giornalista, cameriera o poliziotto, il destino si compie per volontà del giocatore e delle sue scelte, regalando momenti drammaticamente emozionanti e commoventi qualunque sia la scelta operata. Unico difetto è che si può iniziare lo scenario finale con uno dei personaggi mai mossi prima, ma è un dettaglio trascurabile considerando che ciò che conta non è la vicenda personale del singolo, ma il dramma dell’uomo, perfettamente raffigurato nell’arco di un’ora di partita, tanto da creare una perfetta identità tra personaggio e player.

Non si contano poi gli intrecci e i tratti peculiari di ogni protagonista, mai standardizzato e mai sopra le righe.

 

     
 
Difficoltà
 

 

Giocato a livello “ normal ” le difficoltà sono costituite solo dall’avanzare della carica virale che rischia di uccidere il personaggio, ma, la partita vera inizia nelle modalità hard e very hard, oppure “no partner”. La collocazione degli oggetti chiave che il giocatore poteva aver memorizzato alla sua prima partita, non esiste più, bisogna correre rischi maggiori per recuperare chiavi e munizioni, lo scorrere incessante del tempo  rende impossibile giocare rilassati, aumentando la carica adrenalinica, persino nella lettura dei files. Gli zombie o i nemici in genere, sono dotati di una certa robustezza, e anche se eliminati, non smetteranno di arrivarne di nuovi, testimonianza di quanto sta succedendo in un città ormai soverchiata dal caos.

 
     
 
Sonoro
 
 

Il team di Akihiko Matsumoto, Akira Morishita e Tetsuya Shibata, ha senz’altro prodotto un’ eccellente OST per questo gioco, che difficilmente potrà essere eguagliata. Una musica suadente e allo stesso tempo angosciante, caratterizza entrambi gli episodi Outbreak, già dai primi filmati. Sapientemente mescolati a effetti sonori che spaziano dal semplice sparo esploso da una pistola, al barrito di un elefante, il sonoro di entrambi i giochi è la giusta sottolineatura di ogni evento. Che ci si trovi per strada o all’interno di un laboratorio, il crepitio delle fiamme che consumano le auto, il rantolo degli zombie, il sibilo del vento, ogni dettaglio, persino il tonfo sordo dei passi su moquette non viene coperto da una monotona musichetta, ma piuttosto viene  esaltata. Non devono sorprendere le sequenze in cui la musica si fa da parte per cedere il posto agli effetti sonori, di grande suggestione in un survival horror. Persino negli scontri contro i boss, la musica sottolinea il momento nella sua drammaticità, senza distrarre il giocatore, e senza indorargli la situazione, virtualmente fatale che sta affrontando, con una nenia.   

 
     
 
Valutazione Personale
 
 

Da appassionata della saga, non posso che apprezzare la miniserie Outbreak, capace di proporre lo spirito più puro del survival horror, presentando una grafica ottimamente definita, e dei personaggi straordinariamente umani. Il lato tragico del disastro Umbrella viene per la prima volta rappresentato non attraverso la rabbia di qualche cavaliere solitario, ma attraverso le paure di chi ha visto trasformarsi in zombie i propri amici e i propri familiari, di chi è costretto a lasciare indietro i propri colleghi, come nel caso di Rita con Marvin Branagh.  Armati di nient’altro se non la voglia di sopravvivere, questi personaggi vanno incontro al proprio destino e scoprono quale esso sia nel corso della vicenda, l’happy ending, scontato e banale non è affatto previsto, è piuttosto il traguardo di chi ha lottato, con le unghie e con i denti, attraverso gli orrori di una città in disfacimento.

 
     
 

JILLvirus

 
     

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