Mentre un incontrollabile
T virus inghiotte una cittadina occidentale degli Stati
Uniti d'America...
Un elicottero rompe il silenzio precipitando al suolo.
Strisciando fuori dalla cabina di pilotaggio, il giovane
pilota cerca disperatamente di allontanarsi dai rottami ma
un esplosione lo scaraventa lontano. Il ragazzo sviene e
rimane per terra. Al suo risveglio, una domanda gli riempie
la mente: "Quanto tempo sono stato qui?"
Le tenebre lo avvolgono.
Egli sente dei misteriosi rumori provenire da tutte le
direzioni, la cui natura è impossibile da determinare dalla
sua posizione. Stordito si alza e cammina verso la fine di
una strada.
Originariamente Resident Evil avrebbe dovuto
essere proprio così: in soggettiva. Successivamente però Mikami
optò per le inquadrature fisse su fondali prerenderizzati,
giudicando la visuale in prima persona non capace di impaurire
il giocatore. La scelta si dimostrò azzeccata e nel 1996 nacque
Resident Evil così come tutti lo abbiamo conosciuto. L'idea però
di un episodio completamente in soggettiva rimase e quattro anni
dopo venne pubblicato il Survivor, il primo - ma solo per pochi
giorni - Resident Evil senza fondali prerenderizzati (il Code:
Veronica uscì infatti la settimana seguente). Il gioco
presentava un cast ridotto di nuovi personaggi, nuove locazioni
ma lo stesso parco nemici offerto due anni prima con Resident
Evil 2, con la sola aggiunta degli Hunter e una nuova tipologia
di Tyrant che si evolve in tre stadi, da molti giudicato come il
miglior Tyrant di sempre. Il successo del gioco fu ad ogni modo
meno che tiepido, causa anche una realizzazione tecnica
decisamente inferiore allo standard del momento e nonostante una
trama interessante che andava a spiegare alcuni avvenimenti
e retroscena di Resident Evil 2 e Resident Evil 3.
Nonostante il poco successo, Capcom ci riprovò l'anno
seguente con Il Gun Survivor 2, un secondo Resident Evil da
giocare in prima persona che ripercorreva la story-line del
Code: Veronica con la sola aggiunta di un Nemesis che
interveniva allo scadere di un certo periodo di tempo per
braccare il giocatore. Realizzato in maniera decisamente
grottesca sia a livello di grafica che di giocabilità , il
Gun Survivor 2 è il tipico sparatutto da sala giochi che non
offre assolutamente niente di nuovo alla trama della saga e
che viene seppellito dai concorrenti decisamente prodotti
meglio, come ad esempio la serie House of the Dead. Come un
tipo che non vuol sentire o non vuol vedere, Capcom in
seguito sforna un terzo Gun Survivor, questa volta legato
alla serie Dino Crisis: terzo flop. Imperterrita nel voler
proporre una serie di Resident Evil da giocare con la
pistola a infrarossi, la casa produttrice pubblica nel 2002
un quarto Gun Survivor, relegando la prima persona solamente
nei momenti di combattimento e lasciando una visuale in
terza persona nei momenti di esplorazione. Il risultato,
sebbene il gioco risulti essere più vicino al primo Gun
Survivor che al secondo, è Resident Evil Dead Aim, di cui si
parla ampliamente nella sezione ad esso dedicata.
Valutazione:
legenda
Ai fini di una valutazione globale del
gioco nella maniera più obiettiva possibile, sono stati
presi in considerazione diversi parametri e sono stati messi
in relazione con gli altri titoli all'interno della saga e
con ciò che era disponibile nel mercato al momento della
pubblicazione del titolo. Le valutazioni vanno da uno a
cinque:
Appena sufficiente
Si poteva fare di più
Buono
Ottimo
Perfetto
Grafica
In poche
parole: brutto. Non che ci si potesse aspettare qualcosa di
eccelso, per uno sparatutto in soggettiva per la console a
32 bit della Sony, ma sicuramente poteva essere fatto
qualcosa di più. I fondali, sebbene niente male, appaiono
troppo pixellosi e tirati via, come se si avesse voluto
pubblicare il gioco prima di poterlo raffinare come sarebbe
stato giusto fare. Alcune animazioni appaiono al limite del
ridicolo, come l'accasciarsi degli zombie una volta
abbattuti, mentre con altri nemici si ha la sensazione di
piattezza propria di sprite bidimensionali e non di nemici
poligonali come in realtà si tratta. Una buona occasione
realizzata davvero male.
Longevità
Nonostante l'aspetto,
il gioco presenta una discreta longevità determinata dalla
presenza di differenti bivi che permettono di esplorare
certe zone a discapito di altre. Per poter visionare ogni
area del gioco e gustare ogni variante della trama bisogna
portare a termine l'avventura almeno tre volte. Niente male
per un gioco che alla prima schermata fa domandare al
giocatore il motivo dell'inserimento del disco dentro la
console.
Giocabilità
Esplorazione classica
alla Resident Evil accompagnata da combattimenti in
soggettiva. Raccontata in questa maniera può sembrare una
cosa interessante, e per certi tratti lo è davvero, ma tutto
sommato si tratta non di un vero sparatutto in soggettiva ma
di un qualcosa che gli si avvicina ma è minato da una certa
semplificata giocabilità che lo fa assomigliare a un livello
di prova di un vero sparatutto. I comandi appaiono come i
binari su cui deve correre un treno, semplici, troppo
semplici: un tasto per sparare, uno per mirare o ricercare
le porte o gli oggetti presenti nell'area che si sta
esplorando, il fastidioso dover entrare per forza in un menù
di una lentezza esasperante per poter gestire le munizioni,
le armi e gli oggetti di ripristino della salute. Giocato
con il joypad non è per nulla più complicato che giocarlo
con la pistola a infrarossi e questo di per sè appare strano
per un gioco pensato per essere giocato con la pistola.
Molto strano.
Story-line
Il vero pregio di
Resident Evil Gun Survivor è tutto nella trama. Nonostante
il classico inizio alla Resident Evil con l'elicottero che
precipita lasciando nei guai il malcapitato di turno, la
trama è ricca di indiscrezioni su Resident Evil 2 e 3 grazie
alla presenza di file interessanti e di atmosfera vecchio
stile grazie ad alcuni colpi di scena davvero inattesi (uno
su tutti la presenza di un coccodrillo modello Resident Evil
2 che però non agisce da solo, ma in compagnia di un
secondo, inatteso esemplare). Una trama ben articolata e
misteriosa come questa avrebbe senza dubbio meritato una
realizzazione più dignitosa.
Caratterizzazione dei personaggi
Le prime parole che
vengono in mente osservando i personaggi di Resident Evil
Gun Survivor è sagome incomplete. Nonostante la psicologia
dei personaggi che compaiono nell'avventura sia supportata
dalla presenza di file creati ad arte, ben poco del loro
aspetto interiore traspare dalla loro presenza sul video e
dalla loro interazione reciproca. Come per l'aspetto
grafico, anche l'aspetto psicologico dei personaggi pare
tirato via e solamente grazie ai file si può comprendere
qualcosa di loro e i loro retroscena.
Difficoltà
Se non fosse per la
presenza degli Hunter e di qualche Cerberus questo gioco
andrebbe a battersi con Resident Evil 2 per aggiudicarsi il
titolo di Resident Evil più facile di tutti i tempi. Licker
depotenziati (e già in Resident Evil 2 non rappresentavano
una gran minaccia), Mr X in quantità industriale ma non
davvero pericolosi perchè troppo lenti e macchinosi, zombie
ridotti a sagome praticamente immobili (sono più veloci le
sagome dei Ganados nel tiro a segno di Resident Evil 4)...
Meno male che sono stati inseriti un sacco di Hunter... e
l'Hypnos Tyrant, altrimenti la difficoltà sarebbe stata
quella di una passeggiata noiosa in città.
Sonoro
Nulla di eclatante
sotto questo aspetto, se non la musica che si adatta a ciò
che avviene durante l'avventura, con simpatiche musichette
ritmate nei momenti di battaglia e musiche più di atmosfera
durante le esplorazioni. Peccato per gli effetti sonori
riciclati dai precedenti Resident Evil.
Valutazione
Personale
E' difficile esprimersi
su Resident Evil Gun Survivor, molto più semplice farlo sul
Gun Survivor 2, che è un vero insulto alla saga di Resident
Evil. Se da un lato c'è una realizzazione tecnica che
convince poco, dall'altra c'è una trama avvincente
accompagnata da colpi di scena decisamente ben fatti e un
boss finale che non ci si aspetta comportarsi come in realtà
fa, dando un sapore più gustoso all'intera avventura. Non si
tratta di certo di un capolavoro, ma nel suo piccolo è un
gioco più che carino che, se affrontato con il giusto
spirito (ossia senza lasciarsi distrarre dalla grafica
approssimativa), diverte e invoglia ad arrivare alla fine
per conoscere ogni dettaglio.