Anno
1997: la Namco, la software house giapponese universalmente
nota per Pac-Man e la serie Tekken, pubblica sulla neonata
console Sony Playstation la trasposizione del suo ultimo
picchiaduro arcade del 1996, Soul Edge (in Europa e Nord
America Soul Blade). A differenza di un altro picchiaduro
con spade, lance e armi da taglio, il noto Samurai Showdown
della SNK, Soul Blade introduce una spettacolare (per
l'epoca) struttura grafica completamente in 3
dimensioni, una giocabilità terribilmente coinvolgente e un
comparto sonoro degno di una produzione cinematografica.
Sono infatti ben 3 le serie di tracce disponibili come
sottofondo per gli incontri: Original Mode, Arrange Mode e
la stupefacente Khan Super Session, per un totale di oltre
cento brani di pregevole fattura composti per l'occasione e
disponibili anche come soundtrack per il solo mercato del
Sol Levante, come solitamente, e purtroppo, accade in questi
casi.
In base
alla timeline pubblicata dalla Namco nel Soul Archives, gli
eventi raccontati in Soul Blade hanno luogo attorno al 1584.
Alcuni forti guerrieri provenienti da tutto il mondo sono
alla ricerca della fantomatica "Spada della salvezza",
"Spada degli eroi", la Soul Edge, appunto, che invece altro
non è che un'arma imbevuta di potenti poteri demoniaci e
assetata di anime da divorare. La spada appare
misteriosamente e improvvisamente nelle mani di un capitano
di un veliero, Cervantes de Leon, sotto forma di una coppia
di lunghe spade. I guerrieri, ignari di cosa si cela in
realtà dietro quelle armi, cercano di incontrare il pirata
per ottenere le spade, chi credendole armi benevole, chi per
distruggerle, chi per impossessarsene e sfruttarne l'immenso
potere. La ricerca della Soul Edge è ben narrata nella Edge Master
Mode più che nella Arcade Mode.
Il capostipite di questa
saga presenta all'inizio, come di consueto, un cast di
personaggi ridotto, ma destinato ad essere aumentato nei
capitoli successivi. Troviamo quindi il samurai solitario
senza macchia e senza paura, Heishiro Mitsurugi; l'impavido
e incosciente contadino assetato di giustizia,
Hwang Sung Kyung; la dolce ma combattiva
guerriera greca Sophitia Alexandra; il cavaliere germanico
dall'oscuro passato, Siegfried Schtauffen (che avrà un ruolo
primario all'interno della saga); la formosa guerriera ninja
ammazza-demoni, Taki; lo stranissimo guardiano della Fossa
del Tesoro del mercante Verrci, cieco e muto, l'italiano
Voldo; il gigante buono, il nativo americano Rock;
l'assassino cinese in cerca di redenzione per
i propri peccati, Li Long; la figlia ribelle di un maestro
di arti marziali coreano, Seung Mina; il pirata Cervantes,
colui che possiede l'ultima incarnazione della Soul Edge.
Accanto a questo cast di eroi e anti-eroi
troviamo alcuni personaggi sbloccabili: Soul Edge,
ovviamente, che combatte con lo stile di Cervantes con
qualche mossa aggiuntiva; il padre di Seung Mina, Hang Myong,
che combatte come il suo discepolo Hwang; due versioni
sempre più svestite di Sophitia, tanto per gradire, e
Siegfried!, ossia Siegfried con una armatura color ruggine e
armato di Soul Edge, il precursore di quello che dal
capitolo successivo sarebbe diventato un personaggio a tutti
gli effetti, Nightmare.
Accanto alle classiche modalità tipiche
dei picchiaduro (Arcade - con tanto di finali alternativi,
Time Attack, Survival), come accennato in precedenza,
troviamo la modalità EdgeMaster, che vede i nostri eroi in
giro per il mondo alla ricerca della Soul Edge affrontando
gli altri personaggi anche in condizioni particolari, come
ad esempio un avvelenamento o un nemico apparentemente
invincibile. Durante la ricerca ogni personaggio entra in
possesso di altre armi da utilizzare anche nelle altre
modalità, armi con caratteristiche di durabilità, peso,
capacità di difesa e di attacco ben specificate, che
aggiungono la possibilità praticamente infinita di scontri
sempre diversi. La giocabilità si attesta a livelli più che
ottimi: ogni personaggio ha la sua lista di combo, di prese
e una mossa devastante da poter sfoggiare quando meglio
ritiene opportuno. La mossa in questione comunque farà
ridurre di un terzo la barra della longevità dell'arma, che
parando o abusando della mossa devastante, si logorerà
inevitabilmente, fino a lasciare il personaggio a combattere
a mani nude contro l'avversario, peculiarità che nei
successivi capitoli è stata purtroppo abbandonata. Stessa
sorte è toccata, ma in questo caso per ovvie ragioni, alla
possibilità di far compiere al personaggio un passo in
profondità oppure verso lo schermo, caratteristica fino ad
allora assente negli altri picchiaduro in 3D, caratteristica
che ha reso questo Soul Blade davvero in 3 dimensioni, al
contrario dle più blasonato Tekken i cui combattimenti non
permettevano spostamenti sull'asse Z a eccezione del solo
Heiachi Mishima con una mossa evasiva. Un ultima
caratteristica anch'essa cestinata nei successivi capitoli è
l'eventualità dell'incastro delle armi, come nella miglior
tradizione degli scontri all'arma bianca, in cui i giocatori
devono riuscire, in una sorta di battaglia a morra cinese
con i tasti del joypad, ad avere la meglio sull'avversario,
liberandosi e colpendolo.
Personalmente, essendo un amante di
vecchia data di questo genere di videogames, non potevo che
accogliere questo Soul Blade con un grido di gioia e
tripudio. All'epoca lo spolpai in tutte le salse possibili,
sia in modalità a un giocatore che con gli amici, mitiche le
nottate passate con MirKo a mazzuolarci e randellarci di
brutto o con Fabietto, entrmabi con Sophitia e l'arma Blue
crystal Rod a fare interminabili partite con obiettivo il
ring-out. I miei personaggi preferiti sono stati Mitsurugi
sopra ogni altro, seguito a ruota da Sophitia e Seung Mina,
ma piano piano mi sono lasciato conquistare anche da tutti
gli altri (unica eccezione Li Long, insopportabile con tutti
quei gridi che fa ogni due secondi) fino a scoprire il
personaggio con cui mi trovo più a mio agio e che tutt'ora è
il mio preferito in assoluto: Voldo.