Al ritmo
di un gioco all'anno, nel novembre del 1999 arriva il quarto
episodio delle avventure di Lara Croft, The Last Revelation.
Pubblicato sia per PC che per Playstation, è il primo Tomb
Raider a ritornare su una console della Sega, il Dreamcast,
con grafica e sonoro potenziati. Abbandonato il vecchio
motore grafico, The Last Revelation ne utilizza uno simile
ma potenziato, che garantisce una migliore gestione degli
ambienti e delle telecamere. A differenza degli altri
episodi, ambientati in varie locazioni, questo ne presenta
solamente una, l'Egitto, togliendo il primo livello-training
che ci mostra per la prima volta una Lara ragazzina alle
prese con il suo mentore in un non precisato tempio in
Cambodia. Acclamato da molti come uno dei migliori sequel
della serie, grazie al ritorno delle tombe un po' messe in
disparte nel terzo episodio, The Last Revelation soffre
comunque di quel gameplay statico nel tempo che ormai lo
affligge dal terzo episodio.
Esplorando una tomba egiziana, Lara Croft scopre
inavvertitamente Set, il dio della distruzione, il quale è
deciso, per sua natura, a scatenare l'inferno sulla terra.
L'unico che può fermarlo è il suo avversario, Horus, che ha
comunque bisogno della sua armatura divisa in 5 parti per
poter essere in grado di contrastare Set. Le parti
dell'armatura sono sparse in varie locazioni e tombe
egiziane e Lara deve ritrovarle prima che accada il peggio.
Werner Von Croy, un tempo mentore di una giovane Lara, si
ritrova posseduto dallo spirito di Set e fa di tutto per
ostacolarla nella ricostruzione dell'armatura. Lara riesce a
portarla nella tomba di Set, ma quando sta per invocare
Horus, Set esce allo scoperto e distrugge l'armatura. A Lara
non resta che bloccare il tempio con l'amuleto di Horus, per
imprigionare Set per sempre. Ma...
Lara Croft ha nuove mosse
nel suo repertorio: può aggrapparsi a funi e pali per
raggiungere aree altrimenti inaccessibili; può muoversi in
sospensione e oltrepassare gli angoli delle piattaforme su
cui è aggrappata; può utilizzare un revolver che, dotato di
mirino al laser, le permette di passare in modalità
soggettiva per sparare a specifici obiettivi (indispensabile
per risolvere alcuni puzzles). L'inventario degli oggetti a
forma circolare viene abbandonato perchè ritenuto antiquato:
al suo posto troviamo un inventario a scorrimento che
presenta la possibilità di combinare tra loro diversi
oggetti per ottenerne altri, cosa peraltro usata da tempo in
Resident Evil. I livelli di cui è composto il mega scenario
egiziano possono essere rivisitati per poter accedere ad
aree precedentemente bloccate, il chè aumenta la non
linearità del titolo ma al tempo stesso, personalmente,
annoia, non essendo un tipo di gioco che prevede il
backtracking alla Resident Evil. Lo stesso finale del gioco
ha lasciato molti, quasi tutti, me compreso, con l'amaro in
bocca, un po' perchè non c'è il classico boss finale da
sconfiggere, un po' perchè Lara rimane intrappolata nella
tomba di Set e la Eidos fa di tutto per farla credere morta.
Appare evidente che The
Last Revelation, pur offrendo un'ambientazione più che
valida, soffre molto dell'abuso di quella meccanica di gioco
tipica di Tomb Raider che già dal precedente episodio
cominciava a scricchiolare per i segni inevitabili del
tempo. Forse per ovviare a questo, la eidos ha fatto uscire,
con il capitolo seguente, l'editor per i livelli di Tomb
Raider The Last Revelation, unico editor ufficiale per
creare livelli personalizzati e molto altro.